Quando un addestramento diventa un maltrattamento
In Italia vivono oltre 7 milioni di cani, e una buona parte di questi sono cani felici, inseriti armoniosamente nel loro” branco-famiglia”. Essi conducono una vita equilibrata in ambiente domestico senza manifestare problemi comportamentali significativi.
Questo risultato si ottiene seguendo precisi e consapevoli passi. Tutto parte da una scelta responsabile: scegliere un cane che sia compatibile con il proprio stile di vita e con le risorse a disposizione. A ciò si aggiunge un’educazione basata su principi etologici, senza antropomorfismi, ovvero senza trattare il cane come fosse un essere umano. L’obiettivo non è "rendere felice il cane", ma educarlo a vivere in un ambiente che non è naturale per lui e che presenta molteplici incognite, come traffico, rumori e uno stile di vita frenetico.
È evidente che, se non prepariamo il cane ad affrontare una realtà lontana dalla sua natura, rischiamo di creare una comunicazione difettosa. Questo può portare allo sviluppo di patologie comportamentali invalidanti, difficili da gestire sia per il cane sia per il proprietario. Anche in questo caso, il "segreto di Pulcinella" è la prevenzione: educare il cane in modo che possa integrarsi in una società che non è la sua, ma nella quale può vivere serenamente.
Tuttavia, non sempre tutto va per il meglio. Ci si può ritrovare con un cucciolo o un cane adulto che ha vissuto una storia di soprusi, maltrattamenti o carenze di socializzazione. Questi fattori possono influire profondamente sul suo sviluppo comportamentale, determinando l’insorgenza di problematiche, talvolta anche gravi, che compromettono la relazione tra il cane e i proprietari.
In questi casi, è fondamentale rivolgersi a professionisti qualificati, come i medici veterinari comportamentalisti. Questi specialisti, dopo aver escluso eventuali cause fisiche, possono concentrarsi sul problema comportamentale. A partire da una diagnosi precisa, elaborano una terapia comportamentale, nella quale il proprietario gioca un ruolo fondamentale, spesso coadiuvato da specialisti in riabilitazione comportamentale.
Purtroppo, non è sempre così. Molte persone credono che un problema comportamentale del cane possa essere risolto semplicemente con l’addestramento, senza considerare che la causa del problema spesso risiede a monte. È come pretendere di insegnare a un figlio a salire le scale più velocemente senza preoccuparsi di educarlo al rispetto delle regole, come rientrare a casa entro un orario stabilito. L’ascolto e la collaborazione arrivano solo se il cane è stato educato con regole chiare e coerenti. In altre parole, non ha senso agire solo sul sintomo: è fondamentale individuare e risolvere la causa.
Purtroppo, in questo contesto, esistono ancora addestratori privi di scrupoli che utilizzano metodi e strumenti coercitivi. Questi approcci ignorano l’impatto che tali pratiche hanno sul carattere, sull’emotività e sul comportamento del cane.
Gli addestratori che si basano sulla” teoria della dominanza” partono dal presupposto che l’essere umano debba "dominare" il cane, forzandolo alla sottomissione. Ma cosa significa essere "dominanti"? E cosa prevede, in pratica, questa teoria?
La teoria della dominanza sostiene che i problemi comportamentali debbano essere risolti imponendo la sottomissione del cane. Questo approccio costringe l’animale ad adottare nuovi comportamenti e a inibirne altri, come ad esempio il tirare al guinzaglio, attraverso imposizioni rigide e coercitive.
Lo zoologo Carlos Drews, basandosi sulle sue esperienze empiriche, ha evidenziato che il termine dominanza può essere interpretato in modi diversi, a seconda del contesto e delle dinamiche sociali osservate.
Dominanza come ruolo privilegiato
In questa interpretazione, la dominanza si riferisce al ruolo privilegiato che alcuni individui occupano rispetto ad altri all’interno di un gruppo sociale. Questo ruolo si manifesta attraverso comportamenti di aggressività e sottomissione e acquista particolare rilevanza nel contesto di una gerarchia definita, come quella presente in un branco che occupa un determinato territorio.
Dominanza come relazione per l’accesso alle risorse
Qui, la dominanza viene intesa come una relazione tra individui, determinata dalla priorità di accesso a risorse fondamentali quali il cibo, i luoghi di riposo e l’accoppiamento. Questa relazione si basa spesso su dinamiche di forza, aggressività e sottomissione, regolando le interazioni per evitare conflitti diretti e assicurare un certo ordine.
Dominanza come assenza di aggressività
Una terza interpretazione vede la dominanza come un comportamento caratterizzato dalla mancanza di aggressività. In questo caso, i conflitti tra individui vengono risolti attraverso incontri pacifici e comportamenti ritualizzati, evitando scontri violenti. Lo scopo principale del dominante è proprio quello di prevenire il conflitto fisico, poiché, nell’economia del branco, evitare ferite o danni che possano portare alla morte è essenziale per la sopravvivenza del gruppo.
In questa dinamica, gli scontri sono ritualizzati: molto rumore, ma pochi reali danni. La dominanza si esercita quindi attraverso comportamenti simbolici che permettono di evitare il confronto fisico, garantendo così la coesione del branco. Alla base di questa modalità vi è un tacito accordo nella gestione delle risorse, che assicura la stabilità e la sopravvivenza del gruppo.
Alcuni addestratori hanno scelto la strada dell’addestramento basato sul confronto diretto uomo-cane, dove la relazione è vista come una sfida in cui il vincitore si impone come "dominante" e il perdente è relegato al ruolo di "sottomesso". Per ottenere l'obbedienza del cane e mantenere una posizione gerarchica elevata all'interno del "branco", questi addestratori ricorrono a metodi basati su forza, coercizione e intimidazione.
Questi metodi, ormai ampiamente considerati obsoleti, sono purtroppo ancora largamente utilizzati sia per educare e addestrare, sia per affrontare problemi comportamentali. Tuttavia, agire esclusivamente sul sintomo, come ad esempio correggere il cane che tira al guinzaglio, non risolve la causa del problema. Per risalire alla radice del comportamento indesiderato è fondamentale un approccio professionale e multidisciplinare.
In molti casi, l’intervento di un medico veterinario comportamentalista è essenziale per escludere cause fisiche o mediche e impostare una terapia comportamentale adeguata. Questa, poi, dovrebbe essere implementata da un esperto in tecniche di riabilitazione comportamentale. Quando l’addestratore agisce su aspetti che non gli competono, si configura non solo un abuso di professione, ma si rischia anche di peggiorare il problema. In questi casi, infatti, il problema non viene risolto, ma semplicemente deviato, portando spesso a un peggioramento della relazione tra il cane e il conduttore.
Un addestratore che utilizza metodi coercitivi si basa su punizioni inflitte al cane, definite punizioni positive (in quanto consistono nell’aggiungere uno stimolo spiacevole). Queste includono strattonate, sgridate, e nei casi peggiori anche calci o pugni. Quando questi metodi non sortiscono effetto, vengono impiegati strumenti che amplificano la forza, la violenza e il dolore, come bastoni o collari a strozzo.
Questi approcci ignorano completamente le richieste e i bisogni del cane, così come i segnali calmanti che l'animale invia nel tentativo di interrompere il contatto doloroso. Il risultato è un grave danno al cane e alla relazione tra conduttore e cane, che dovrebbe basarsi su condivisione, emozioni e motivazione reciproca. Tutti questi elementi vengono disattesi da metodi coercitivi, mettendo a rischio non solo il benessere del cane ma anche la qualità del legame con il conduttore.
La motivazione è il fulcro centrale dell'educazione e dell'addestramento. Senza di essa, è impossibile che un cane apprenda qualcosa verso cui non è motivato. Insegnare attraverso il dolore, infatti, è controproducente in tutte le specie. La motivazione è ciò che permette l'inizio, il mantenimento e la conclusione di un comportamento, rendendo l’apprendimento efficace e sostenibile.
Alcuni potrebbero obiettare che, non potendo il cane parlare, non sia possibile comprendere ciò che pensa. Questa affermazione è del tutto errata, poiché esiste un linguaggio non verbale che i cani utilizzano per comunicare e che è relativamente facile da interpretare. Il problema spesso risiede nel fatto che molti addestratori non hanno la volontà, e talvolta nemmeno le competenze, per leggere correttamente questi segnali.
Quando parlo di metodi tradizionali, intendo spesso tecniche che fanno uso di strumenti coercitivi. Questi approcci non solo dimostrano una mancanza di volontà nel comunicare e collaborare con il cane, ma puntano a indurre nell’animale paura dell’uomo, sfruttando il dolore, lo stress e l’ansia come strumenti di controllo.
È evidente che tali metodi rientrano nella definizione di maltrattamento animale, anche se purtroppo la normativa vigente non fornisce una regolamentazione chiara e stringente. La legge, infatti, lascia spazio a interpretazioni ambigue, ad esempio nel definire cosa costituisca "gravi sofferenze". Questa lacuna normativa viene spesso sfruttata da pseudo-addestratori privi di scrupoli, che continuano a utilizzare metodi dannosi sotto la copertura di interpretazioni poco chiare. ( da qui la necessità di avere una legge chiara e inequivocabile che ne bandisca l’uso per sempre)
Cosa dice la legge sul maltrattamento e l'addestramento degli animali?
Negli ultimi 30 anni, la tutela giuridica degli animali ha subito una notevole evoluzione, accompagnando il crescente inserimento di cani e gatti nel nostro sistema sociale e persino nelle nostre case, diventando parte integrante delle famiglie.
Principali riferimenti normativi
Legge 201/2010
La legge 4 novembre 2010, n. 201, ratifica ed esegue la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, firmata a Strasburgo il 13 novembre 1987. Con questa legge, gli animali vengono riconosciuti come esseri senzienti.
In particolare, l’articolo 7 tratta esplicitamente dell’addestramento, stabilendo che:
"Nessun animale da compagnia può essere addestrato con metodi che possono danneggiare la sua salute e il suo benessere, in particolare costringendo l’animale a oltrepassare le sue capacità o forze naturali, o utilizzando mezzi artificiali che causano dolori, sofferenze e angosce inutili."
Legge 189/2004
La legge 20 luglio 2004, n. 189, introduce disposizioni per il divieto di maltrattamento degli animali e per l'impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate. Essa modifica il titolo IX-bis del Codice penale, relativo ai delitti contro il sentimento per gli animali, e apporta un’importante innovazione: gli animali non vengono più considerati come "cose", ma come esseri senzienti.
L’articolo 544-ter del Codice penale punisce il maltrattamento degli animali, includendo pratiche educative e di addestramento che erano precedentemente tollerate. Questo articolo recita:
"Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione a un animale, ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti, fatiche o lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, è punito con la reclusione da 3 a 18 mesi e con la multa da 5.000 a 30.000 euro."
Molte sentenze hanno ampliato la definizione di "lesione", includendo non solo i danni fisici ma anche quelli che ledono l’integrità psico-fisica degli animali. Il reato di maltrattamento, in particolare nell’addestramento, deve essere letto alla luce della frase chiave dell’articolo:
"Chiunque, per crudeltà o senza necessità..."
Crudeltà e "senza necessità"
La crudeltà è definita come un atto volontario e concreto di inflizione di sofferenze, che non richiede necessariamente malvagità o un compiacimento nell’infliggere dolore. Anche la mera insensibilità o indifferenza verso atti oggettivamente crudeli può essere considerata crudeltà, senza che siano necessari veri e propri atti di tortura o barbarie.
L'espressione "senza necessità" indica che l'azione non è giustificabile perché evitabile. Un comportamento è necessario solo se indotto da un pericolo imminente o necessario per impedire l’aggravamento di un danno giuridicamente rilevante a persone o beni, propri o altrui.
Tecniche di addestramento moderne ed etologicamente rispettose
Esistono oggi tecniche di addestramento definite "gentili", che si basano sull’aspetto cognitivo dell’animale, valorizzandone i processi di apprendimento. Questi metodi coinvolgono anche le dimensioni sociali ed emotive del cane e sono supportati da evidenze scientifiche. Si tratta di approcci etologicamente rispettosi che promuovono una relazione basata su fiducia e collaborazione, anziché su paura e coercizione. È evidente, dunque, che per addestrare un cane o risolvere problematiche comportamentali non è necessario né giustificabile maltrattarlo, utilizzando metodi basati su forza, costrizione o violenza.
Il principio della "sofferenza non necessaria" secondo la giurisprudenza
La Corte di Cassazione, Sez. III, nella sentenza n. 43230/02, ha stabilito che si configura una sofferenza non necessaria quando:
"Si tratta soltanto della convenienza o opportunità di reprimere comportamenti eventualmente molesti dell’animale che possono trovare adeguata correzione in trattamenti educativi etologicamente informati e quindi privi di ogni forma di violenza o accanimento."
Ne consegue che l’utilizzo di metodi coercitivi integra il reato di maltrattamento previsto dall’articolo 544-ter del Codice penale.
Esempi concreti di metodi coercitivi e i loro effetti
Un addestratore che utilizza metodi coercitivi, come strattonare il cane o strozzarlo con un collare a strozzo, agisce in modo non solo etologicamente scorretto, ma anche illegale. Questi metodi, insegnati ai conduttori per l’applicazione nella vita quotidiana, possono provocare gravi conseguenze:
Uso del collare a strozzo per reprimere comportamenti indesiderati:
L’addestratore può strattonare il cane per impedire che tiri al guinzaglio, che abbai o che non esegua un comando come "seduto". Questo provoca dolore che il cane associa al contesto, agli oggetti o alle persone vicine, inclusi bambini, altri cani o lo stesso conduttore.
Il risultato può essere lo sviluppo di associazioni negative e reazioni avverse, come paura o aggressività verso ciò che percepisce come fonte di stress o dolore. Ad esempio:
Il cane inibisce il comportamento indesiderato solo temporaneamente.
Il comportamento si sposta su altri contesti, peggiorando la situazione.
L’addestratore, intervenendo solo sul sintomo (es. tirare al guinzaglio), ignora la causa del comportamento, che potrebbe risiedere in insicurezza, paura o una relazione non equilibrata con il conduttore. Ad esempio, se un cane aggredisce altri cani per paura, associandola a un dolore improvviso e inspiegabile, il suo stato emotivo peggiorerà, diventando più confuso, impaurito e frustrato, con un conseguente aumento dell’aggressività.
La normativa e i collari coercitivi
La Corte di Cassazione, Sez. III, con la sentenza n. 15061/07, ha classificato l’uso di collari elettrici antiabbaio come maltrattamento animale. La sentenza sottolinea che questi dispositivi provocano inutili sofferenze, configurando un reato e giustificando il sequestro del collare per impedire il protrarsi del dolore inflitto al cane.
Tuttavia, rimane una questione aperta: perché i collari elettrici sono considerati reato, mentre i collari a strozzo godono ancora di una scappatoia normativa? Questa incoerenza solleva interrogativi sulla necessità di un aggiornamento normativo per vietare l’uso di strumenti coercitivi in qualsiasi forma.
Conclusioni
L’uso del collare a strozzo può causare gravi danni psicologici al cane, tra cui paura, stati d’ansia, stress, insicurezza e fobie, che spesso degenerano in comportamenti aggressivi. Una delle conseguenze più comuni è la percezione, da parte del proprietario, di non poter risolvere il problema, anche a causa di addestratori che affermano l’inevitabilità del comportamento indesiderato. In altri casi, si ha l’illusione di aver risolto il problema, ma in realtà si è ottenuta solo un’inibizione temporanea del comportamento, senza intervenire sulle motivazioni o sulle cause profonde.
Questi metodi non affrontano le emozioni sottostanti che evocano il comportamento indesiderato. Inibendo momentaneamente la manifestazione di un problema, si rischia di aggravarne le cause, lasciando il cane in uno stato di confusione, paura e disagio emotivo.
Infine, è importante ricordare che i metodi coercitivi e violenti descritti non sono riconosciuti né approvati dalla comunità scientifica, che li considera pericolosi per la salute e il benessere dei cani e, non meno importante, per la sicurezza delle persone che interagiscono con loro.
Dott. Fabio Vergoni
Medico Veterinario Comportamentalista
Il collare elettrico: la storia legislativa
Da un punto di vista amministrativo, ad oggi non sussiste un esplicito divieto di vendita e commercializzazione dei collari elettrici, però la giurisprudenza non ha mancato di chiarire nel tempo la contrarietà di tale utilizzo rispetto al concetto di “benessere animale” e la conseguente rilevanza penale della condotta.
La questione del collare elettrico è quindi molto lunga e controversa, inizia infatti 11 anni fa, ma nonostante questo non ha ancora trovato una soluzione ben definita.
●2007: la Terza Sezione della Corte di Cassazione collega l’uso del collare elettrico all’articolo 554-ter c.p. inerente i maltrattamenti sugli animali, in quanto si ritiene che tale strumento provochi inutili sofferenze ai cani. Questa sentenza è stata confermata dal Tribunale penale di Bologna che ha condannato, per la violazione del suddetto articolo, un addestratore di cani decretando che l’uso del collare elettrico con finalità punitive di addestramento “costituisce trattamento dannoso poiché la somministrazione di scariche elettriche per condizionare i riflessi dell’animale ed indurlo tramite stimoli dolorosi a comportamenti desiderati produce nell’animale effetti collaterali quali pausa, ansia, depressione ed aggressività”.
●2010: la legge 201, art.7 del 2010 pone il divieto di addestrare gli animali con mezzi artificiali che possano causare ferite o dolori, sofferenze ed angosce inutili”. Tra le varie tipologie di addestramento non adeguato, da un punto di vista fattuale, rientra anche l’impiego di collari elettrici.
●2011: arriva la prima condanna di 1000 euro da parte del giudice Monica Izzo nei confronti di un cacciatore che usa il collare antiabbaio per addestrare il suo cane.
Il suo caso entra nel repertorio delle sentenze della Corte Suprema e fa giurisprudenza.
●2012: sempre nel Trentino, un cacciatore viene multato per aver usato il collare elettrico con il suo cane solo perchè abbaiava sempre in cortile, ma questa volta la pena è minima e l’imputato, denunciato dai carabinieri per maltrattamento di animale, è obbligato a pagare solo una multa di 80 euro.
La sentezza arriva dal giudice Corrado Pascucci il quale afferma di non aver ravvisato il maltrattamento dell’animale, trovato invece in salute dal veterinario che lo ha tenuto in custodia durante il sequestro.
●2013: la Terza Sezione penale della Corte di Cassazione ritorna sull’argomento affermando che: “Il collare elettronico è certamente incompatibile con la natura del cane“.
Viene denunciato un uomo del veronese per aver usato il collare sui suoi due setter inglesi, l’imputato viene condannato ma decide di fare ricorso, perdendo.
●2015: si segnalano decine di denunce ai danni di molti cacciatori per l’utilizzo di collari elettrici indossati dai cani da caccia.
La Guardia Forestale ha individuato diversi cacciatori con a seguito i propri segugi muniti di questo tipo di collari, attivi e perfettamente funzionanti.
Così nei loro confronti è scattata l’accusa di maltrattamento di animali.
E sono arrivati anche i primi avvisi di chiusura delle indagini con la richiesta di rinvio a giudizio.
●2020 Con la sentenza 7 aprile 2020, n. 11561 (testo in calce) la Corte di cassazione, sez. III penale, ha ribadito il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità che riconduce alla contravvenzione prevista e punita dall'art. 727 c.p. l'inflizione di sofferenze provocate al cane dall'uso del collare antiabbaio, ritenendo irrilevante la finalità di addestramento perseguita.
La Corte ha fugato ogni dubbio sotto il profilo della violazione del principio di legalità declinato dal ricorrente chiarendo come il principio in questione attenga alla puntuale descrizione delle condotte contemplate della fattispecie incriminatrice e l'art. 727 c.p. descriva compiutamente le condotte vietate.
Ha poi ulteriormente precisato che neppure sotto il profilo della chiarezza e precisione del capo di imputazione avrebbe potuto farsi questione poiché quest'ultimo faceva espresso riferimento alla detenzione di un cane in condizioni incompatibili con la natura dell'animale e produttive di gravi sofferenze per avere utilizzato sul medesimo un collare produttivo di scosse e impulsi elettrici.
Ha quindi concluso che non solo la condotta contestata al ricorrente rientrasse pienamente nel paradigma normativo dell'art. 727 c.p., ma la stessa fosse specificatamente delineata laddove contestava l'aver prodotto sofferenze sul cane a seguito dell'uso del collare con le modalità accertate dai carabinieri: ed invero, questi ultimi, durante un servizio di controllo, venatorio avevano per l'appunto riscontrato che il collare era dotato di elettrodi e posto a diretto contatto con la pelle dell'animale e che il suo proprietario era in possesso di un telecomando in grado di azionare gli impulsi elettrici.
Ciò posto, la Corte ha osservato come la finalità dell'uso del collare sia del tutto irrilevante, assumendo per contro valenza ai fini dell'integrazione della fattispecie la produzione di sofferenze all'animale attraverso l'uso del collare e di conseguenze anche sul sistema nervoso dell'animale, in quanto volto ad addestrarlo attraverso lo spavento e la sofferenza.
A suffragio delle proprie conclusioni la Corte ha richiamato l'art. 7 della Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia secondo cui "nessun animale da compagnia deve essere addestrato con metodi che possono danneggiare la sua salute ed il suo benessere, in particolare costringendo l'animale ad oltrepassare le sue capacità o forza naturale, o utilizzando mezzi artificiali che causano ferite o dolori, sofferenze ed angosce inutili".
Ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso e condannato il ricorrente alle spese del grado e a una somma in favore della Cassa delle ammende ritenendo legittima anche la mancata concessione dell'art. 131 bis c.p. da parte del giudice, norma invocata solo nel giudizio di legittimità e non anche in quello di merito nonostante la già intervenuta entrata in vigore della stessa.
Il Parlamento sta 《lavorando》, tra le altre cose, all’inasprimento delle pene previste per i reati di maltrattamento, divieto d’importazione, vendita e utilizzo sul territorio nazionale di collari elettronici, elettrici, con le punte, a strozzo o a semi strozzo.
Nelle more dell’approvazione di una normativa nazionale, molti Comuni con propri regolamenti sono intervenuti vietando i collari antiabbaio di qualsiasi tipo, prevedendo sanzioni amministrative per diverse centinaia di euro, oltre ovviamente al sequestro dei dispositivi.
Non si discute sul fatto che l’uso dei collari elettrici sia considerato una forma di brutalità, ma la legislazione sembra ancora acerba su questo argomento e, dall’iter mostrato, risulta evidente come ancora non ci siano delle linee guida ferree e univoche a riguardo, che possano fare maggiore chiarezza.
La vendita dei collari elettrici non è impedita dalla legge e questo risulta evidentemente in contrasto con le sentenze, creando una zona grigia che mal si concilia con il benessere degli animali.
Ci auguriamo che agli innegabili passi avanti compiuti dalla giurisprudenza in tema di maltrattamento animale, faccia riscontro un altrettanto sensibile cambiamento culturale, affinché sia chiaro a tutti che arrecare dolore ad un essere senziente è un atto da censurare senza eccezioni, da segnalare alle competenti autorità, e che non può in alcun caso essere considerato ‘soluzione’ per problemi di disturbo pubblico, né un mezzo di addestramento.
Ma come funziona un collare a strangolo?
Come suggerisce già il nome, questo strumento stringe e "strozza" tramite il meccanismo di scorrimento di un cappio. Quando viene tirato, il collare si stringe attorno al collo del cane, causando uno schiacciamento delle strutture interne e, in molti casi, impedendo il passaggio dell'aria. Questo sottopone il cane a disagio, dolore e a una serie di sentimenti di paura e/o sofferenza.
La domanda che vorrei porvi è: quando prendiamo il guinzaglio in mano per uscire a fare una bella passeggiata con il nostro cane, che ci accoglie felice perché l'ha attesa per tutto il giorno, siamo sicuri di volere che provi il tipo di dolore e le sensazioni descritte prima? È davvero questo che vogliamo? Oppure, forse, non siamo consapevoli che con un collare a strangolo è proprio questo che stiamo causando?
Se fosse così, spero che, dopo aver letto queste parole, chi possiede un collare a strangolo lo prenda e lo butti nel cestino, cancellando dalla propria rubrica il nome di chi glielo ha consigliato o, peggio, usato sul proprio cane. Basta danneggiare i nostri animali, non solo fisicamente, ma anche e soprattutto psicologicamente, perché la violenza non è mai giustificata!
Quali sono i danni fisici causati dal collare a strangolo?
Lesioni ai vasi sanguigni dell'occhio
Danni a trachea ed esofago
Gravi traumatismi della colonna cervicale
Svenimenti
Paralisi temporanea delle zampe anteriori
Paralisi del nervo laringeo
Atassia degli arti posteriori
Dislocazioni vertebrali
Sindrome di Horner, che comporta disturbi oculari e paresi facciale
Gli effetti negativi sono ancora più gravi nei cani giovani, che rischiano lesioni invalidanti e permanenti. A livello educativo, il collare a strangolo non solo non risolve i problemi comportamentali, ma spesso li peggiora, rendendo evidente che il suo utilizzo è privo di alcuna giustificazione valida, se non il guadagno economico di chi lo propone (agisce rapidamente facendo sembrare l'addestratore un mago della riabilitazione)
Esistono per fortuna anche educatori professionisti che lavorano rispettando il benessere del cane, adottando metodi educativi efficaci e sicuri, privi di coercizione, dolore o danni fisici.
Studi e dati scientifici
Uno studio retrospettivo riportato nel libro Clinica comportamentale del cane e del gatto di Karen L. Overall (Edizioni Medico Scientifiche, pag. 423-424) ha evidenziato i danni causati dagli strattoni al guinzaglio e dall'uso del collare a strangolo. Un'altra ricerca condotta in Svezia (Hallgren, 1992) ha rilevato che il 91% dei cani con anomalie cervicali erano stati sottoposti a strattoni o avevano utilizzato collari a strangolo per lungo tempo.
Questi dati dimostrano chiaramente che tali strumenti sono potenzialmente dannosi. Anche la comunità internazionale si sta muovendo contro l'uso di metodi coercitivi: l’articolo di WaggingWeb alzò una barriera importante contro l’utilizzo di questi collari.
Obiezioni comuni
Spesso si sente dire: "Non basta comprarlo, bisogna saperlo usare". A questa affermazione risponderei: "E quale sarebbe il modo giusto di usarlo?". Sarebbe interessante che chi lo sostiene lo provasse sul proprio collo, per percepire il disagio e il dolore che esercita.
Il meccanismo di azione del collare a strangolo è semplice quanto perverso. Dopo il primo "strattone tecnico", il cane rallenta perché spaventato, ma accumula stress, diventando più reattivo. Questa situazione peggiora il comportamento del cane, che finirà per tirare ancora di più per cercare di sfuggire al disagio.
Conclusioni
L'uso del collare a strangolo è deleterio. Non è vero, come affermano molti pseudo-addestratori, che "uno strattone non fa nulla al cane". Il cane smette di tirare solo per paura del dolore, ma questa non è educazione: è coercizione.
Siamo davvero sicuri che insegnare con il dolore e la paura sia la scelta migliore?
Urgente Appello del Dipartimento Benessere Animale di FdI Rimini - Verso un Futuro Senza Coercizione nell'Educazione Cinofila: Proposte per l'Amministrazione
In qualità di responsabile del Dipartimento Benessere Animale, desidero evidenziare l'importanza di superare definitivamente i metodi coercitivi nell'educazione e nell'addestramento dei cani. Riteniamo fondamentale che l'amministrazione si impegni attivamente nella promozione di pratiche etiche e scientificamente valide.
Crediamo che le seguenti azioni sarebbero particolarmente utili per l'amministrazione:
Valutare l'implementazione di ordinanze e regolamenti comunali che definiscano chiaramente i metodi e gli strumenti coercitivi inaccettabili, promuovendo al contempo le alternative gentili.
Investire in campagne di informazione e sensibilizzazione per educare i cittadini sui danni dei metodi coercitivi e sui benefici dell'approccio basato sul rinforzo positivo.
Facilitare l'organizzazione di corsi di formazione e aggiornamento per educatori cinofili e proprietari di cani, coinvolgendo esperti veterinari comportamentalisti e associazioni di settore.
Considerare l'implementazione di un sistema di monitoraggio e supporto per i centri di addestramento, al fine di incentivare l'adozione di pratiche rispettose del benessere animale.
Promuovere la collaborazione con le forze dell'ordine locali per garantire il rispetto delle normative sul benessere animale, con particolare attenzione alla prevenzione e al contrasto dell'uso di metodi coercitivi.
Esplorare la possibilità di creare un registro comunale degli educatori cinofili che aderiscano a un codice etico orientato ai metodi gentili, fornendo così un punto di riferimento affidabile per i cittadini.
Il Dipartimento Benessere Animale si rende disponibile a collaborare attivamente con l'amministrazione per la realizzazione di queste proposte. Crediamo che un impegno congiunto sia essenziale per costruire una comunità in cui il benessere animale sia una priorità condivisa.
Dott. Fabio Vergoni
Dipartimento Tutela Benessere Animale (FdI Rimini)
Urgente Appello per il Benessere Animale - Condanna dei Metodi Coercitivi nell'Educazione Cinofila
In qualità di Medici Veterinari Esperti in Comportamento Animale, esprimiamo la nostra ferma condanna nei confronti dell'uso di metodi coercitivi nel percorso educativo o di riabilitazione per i cani con una patologia comportamentale o di allenamento per i cani che svolgono attività sportiva. Tali pratiche, che includono l'impiego della coercizione fisica e psicologica per modificare il comportamento animale, rappresentano una grave violazione del benessere animale e compromettono la relazione uomo-cane.
I metodi coercitivi si definiscono come l'insieme di tecniche basate su punizioni, costrizioni e intimidazioni. Esempi concreti includono l'utilizzo del collare a strozzo, collare elettrico, strattoni correttivi, isolamento sociale e qualsiasi forma di punizione fisica. L'impiego di tali metodi produce conseguenze deleterie sul benessere dei cani, come dimostrato da studi scientifici: aumento del comportamento di aggressione e di paura, sviluppo di comportamenti stereotipati e patologici, danni fisici e psicologici a lungo termine e deterioramento del legame con il proprietario.
La comunità scientifica internazionale concorda nell'affermare che i metodi coercitivi causano danni significativi agli animali. Nonostante ciò, tali pratiche persistono a causa di molteplici fattori, tra cui la mancanza di consapevolezza sui rischi, la diffusione di informazioni fuorvianti, l'assenza di regolamentazione professionale e la carenza di formazione adeguata.
Ribadiamo con forza che la relazione con un cane deve fondarsi su principi di rispetto, comprensione e coerenza. È nostro dovere guidare l'animale attraverso metodi non violenti, promuovendo un rapporto basato sulla fiducia e sulla collaborazione reciproca.
Per tali ragioni, chiediamo:
Emanazione di una normativa che vieti esplicitamente l'uso di metodi e strumenti coercitivi nell’educazione, nel percorso riabilitativo e nell'allenamento/preparazione dei cani in discipline cino-sportive.
· Regolamentazione della professione di educatore cinofilo e di istruttore che operano nei vari ambiti del rapporto uomo-animale con requisiti formativi rigorosi e aggiornamento professionale continuo. Si ribadisce l'importanza del rispetto della normativa tecnica esistente ( in particolare norma UNI 11790:2020) che riguarda l’ autoregolamentazione delle professioni cinofile secondo quanto previsto dalla Legge 4/2013.
· Promozione di campagne di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza, alle istituzioni e alle associazioni di settore, al fine di diffondere informazioni corrette e aggiornate sull'educazione cinofila, sui percorsi di preparazione dei cani che svolgono attività sportive e sulla cura delle patologie comportamentali.
· Incentivazione alla formazione delle persone che vivono con un cane secondo un approccio cognitivo-relazionale, rispettoso delle motivazioni di razza, o per gli incroci, secondo le razze presenti, sulla costruzione di una relazione sana con il proprio animale.
Invitiamo i colleghi Medici Veterinari Esperti in Comportamento Animale a sottoscrivere questo comunicato, unendo le nostre voci per tutelare il benessere animale e promuovere una cinofilia etica e responsabile.
In fede
I Medici Veterinari Esperti in Comportamento Animale:
Cognome Nome Ordine di No iscrizione
Catalani Maria Chiara Perugia 1605
D'Orta Barbara Milano 2910
Della Torre Marco Pescara 87
Ruffoni Paola Pavia 500
Sinisi Federica Reggio Emilia 665
Amato Paola Genova 192
Ottonetti Elisa Firenze 741
De Leonardo Elena Verona 606
Mattivi Simonetta Bologna 1274
Vergoni Fabio Rimini 111
Ripamonti Alessandra Milano 3734
Tamagnone Raffaella Alessandria 550
Morici Federica Macerata 261
Graziuso Giulia Firenze 675
Tomei Alessia Lucca 245
Ferdinandi Maria Luigia Latina 162
Marangoni Silvia Treviso 347
Auciello Claudia Bari 723
Sommariva Silvia Milano 2319
Marchesan Elisa Trieste 123
Giunta Fabiola Enna 193
Pucci Lucia Firenze e Prato 310
Mensi Federica Brescia 1145
Proietti Lucini Michela Perugia 1105
Cappelloni Sandra Grosseto 240
Ricci Eva Lucca 414
Lanfranchi Bianca Rosa Bergamo 221
Del Borrello Roberta Chieti 275
Savarino Francesco Ragusa 212
Pizzolli Irene Firenze 825
Bertetti Lucia Pesaro Urbino 347
Giovanelli Federica La Spezia 94
Leoni Sabrina Carmen Milano 2235
Recalcati Chiara Fulvia Varese 650
Matteocci Cristiana Rieti 184
Barsalini Claudia Livorno 374
Giorgi Germana Roma 1645
Casali Silvia Milano 3509
Giussani Sabrina Varese 364
Pattacini Olga Reggio Emilia 395
Di Prima Maria Letizia Catania 462
Laureano Alessandra L'Aquila 332
Lolli Chiara Perugia 1372
Diracca Laura Udine 464
Pierantoni Ludovica Napoli 1339
Manzo Anna Bologna 1464
Piva Elisabetta Ancona 298
Mariani Domenica Bari 416
Acquesta Enrichetta Padova 1047
Bottaro Chiara, Padova 789
Pacini Susanna Reggio Calabria 249
Basiletti Claudia Torino 1854
Fresi Antonella Nuoro 386
Messore Maria Latina 155
Amadei Eleonora Modena 713
Benini Sandra Livorno 246
Gargani Alessia Firenze Prato 626
Mori Laura Cremona 384
Lomazzi Rossella Varese 399
Della Torre Marco Pescara 87
Cola Alessia Reggio Emilia 661
Cannata Veronica Catania 569
Buosi Alessandro Treviso 235
Colangeli Raimondo Roma 1206
Petrantoni Gaspare Messina 235
Fortunato Domenico Palermo 644
Agnello Martina Caltanisetta 187
Genocchi Elisabetta Dora Bologna 1039
Ferri Valeria Bari 804
Pozzoli Daniela Como Lecco 530
Cao Simona Cagliari 685
Portaleone Daniela Torino 1941
Cavasola Monica Peano Milano 2992
Bosisio Fabiana Novara 439
Paladini Aleida Firenze Prato 725
Manson Nicoletta Venezia 238
Piana Paola Bologna 1400
Potera Stefania Cuneo 688
Toscano Simona Torino 1755
Cocconi Alessandra Parma 624
Di Lalla Concettina Campobasso 272
Pinto Ombretta Salerno 712
Fierro Daniela Salerno 770
De Vecchi Giulia Novara 398
Stanzani Maria Giovanna Bologna 1999
Scaglia Elisabetta Novara 315
Massari Pina Bari 306
Ferri Mauro Torino 1450
Antoni Monica Lucca 189
Severi Elena FC 446
Angelini Doriana Pesaro Urbino 268
Bompadre Giulia Bologna 1593
Dora Li Destri Nicosia Enna 189
Pallesi Romina Pisa 780
Scamarcia Davide Pietro Crotone 85
D’Agostini Gaia Firenze 794
Spadavecchia Serena Bergamo 774
Mariani Domenica Bari 716
Mandorli Letizia PR 1077
Evangelista Marina Bari 798
Diverio Silvana Roma 666
Maltrattamento e Collare Elettrico Anti-abbaio e Collare a Strozzo
L’utilizzo del collare a strozzo rappresenta un tema complesso, che coinvolge aspetti etici, legali ed economici. Questi dispositivi vengono spesso proposti come strumenti educativi, ma il loro uso si traduce in una forma di maltrattamento animale, con ripercussioni significative sia sul benessere fisico che psicologico degli animali.
Normativa di Riferimento
Primi Provvedimenti Legislativi
Il primo tentativo di regolamentare l’uso di questi dispositivi risale all’ordinanza del Ministero della Salute del 5 luglio 2005 (G.U. n. 158 del 9 luglio 2005), intitolata: "Divieto dell’uso del collare elettrico e di altri analoghi strumenti sui cani".
L’ordinanza stabiliva che l’uso di tali strumenti fosse:
Lesivo dell’integrità e della salute del cane.
Punibile ai sensi dell’art. 727 del Codice Penale, che sanziona il maltrattamento degli animali.
Questa ordinanza fu però sospesa dal TAR del Lazio, a seguito del ricorso di un’importante azienda produttrice.
Ulteriori Ordinanze
A partire dal 2006, altre ordinanze cercarono di ripristinare il divieto:
Ordinanza del 12 dicembre 2006: Prevedeva il divieto nell’ambito della tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani.
Ordinanza del 14 gennaio 2008: Descriveva con maggiore precisione gli effetti negativi del collare elettrico, come ansia, paura, sofferenza e reazioni aggressive.
Anche queste ordinanze furono contestate. Il TAR del Lazio e successivamente il Consiglio di Stato ne disposero la sospensione rispettivamente nel 2007 e nel 2009.
Giurisprudenza in Materia
La giurisprudenza ha avuto un ruolo cruciale nel definire il maltrattamento correlato all’uso di collari elettrici.
Sentenza n. 15061/2007 – Cassazione Penale, Sezione VI
Un caso esemplare riguarda il sequestro di un cane a Venezia, il cui proprietario era accusato di aver utilizzato un collare elettrico anti-abbaio.
La Cassazione stabilì che:
L’uso del collare anti-abbaio integra il reato di maltrattamento animale ai sensi dell’art. 544-ter C.P.
La sofferenza psico-fisica dell’animale, attestata da referti veterinari, dimostrava un incrudelimento gratuito.
Non vi erano ragioni giustificabili per l’uso del collare, rendendo il comportamento inaccettabile secondo la legge.
Sentenza n. 43230/2002 – Cassazione Penale, Sezione III
Questa sentenza ha ulteriormente chiarito che:
Il maltrattamento si configura come qualsiasi comportamento che causi sofferenza gratuita, senza una insuperabile esigenza di tutela di valori giuridici rilevanti.
La convivenza con un cane o il controllo di comportamenti molesti non giustifica l’uso di strumenti violenti, poiché esistono metodi educativi rispettosi delle caratteristiche etologiche dell’animale.
Contraddizioni Normative
Un paradosso evidente emerge dalla contraddizione tra legislazione statale e provvedimenti regionali:
Legislazione statale: Sanziona l’uso del collare elettrico e strozzo ome maltrattamento.
Provvedimenti regionali: In alcuni casi autorizzano la vendita di tali dispositivi, creando un conflitto con la normativa penale, che è competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117, comma 2, della Costituzione.
Responsabilità dei Produttori e Distributori
Un aspetto critico è la responsabilità delle aziende che producono e commercializzano questi dispositivi. Potrebbe essere opportuno applicare il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, che disciplina la responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi nel loro interesse.
Ad esempio:
Immettere sul mercato dispositivi progettati per infliggere sofferenza potrebbe configurare una responsabilità per omesso controllo o colpevolezza organizzativa.
Proposte per il Futuro
Per affrontare il problema in modo efficace, è necessario:
Unificazione normativa: Eliminare le contraddizioni tra normativa statale e regionale, garantendo coerenza legislativa.
Divieto esplicito di produzione e commercio: Vietare non solo l’uso ma anche la produzione e la vendita di collari elettrici, considerando il danno inflitto agli animali.
Promozione di metodi educativi etologici: Incentivare percorsi educativi rispettosi del benessere animale, basati su rinforzo positivo e punizione negativa, abbandonando ogni forma di coercizione.
Sanzioni più severe per i trasgressori: Rafforzare le pene per chi utilizza o commercializza dispositivi di tortura.
Sensibilizzazione pubblica: Informare i cittadini sui danni causati dai collari elettrici e promuovere alternative efficaci e non violente.
Conclusioni
L’uso del collare elettrico anti-abbaio o del collare a strozzo non è solo una questione di maltrattamento animale, ma riflette un problema sistemico di coerenza normativa e responsabilità etica. Solo attraverso un approccio integrato, che combini divieti legislativi, responsabilizzazione dei produttori e un cambiamento culturale verso metodi educativi rispettosi, sarà possibile tutelare efficacemente il benessere degli animali.
Collari a strozzo, ecco perché sono dannosi per la salute psicofisica del cane
25 Febbraio 2025
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Il veterinario esperto in comportamento Fabio Vergoni
A spiegarlo è il medico veterinario comportamentalista Fabio Vergoni che avverte i proprietari: “Smettete immediatamente di utilizzarli. Informatevi sulle alternative disponibili, che rispettano il benessere del vostro cane”.
Forse molti proprietari di cani che usano i collari a strozzo, detti anche “a scorrimento”, non ci pensano ma questi strumenti sono veri e propri cappi che si stringono attorno al collo del proprio compagno a quattro zampe. A puntare l’attenzione su questi dispositivi, spiegando quali danni fisici e comportamentali possono causare, è Fabio Vergoni, medico veterinario comportamentalisa riminese.
Dottor Vergoni, l’utilizzo dei collari a strozzo è molto diffuso e spesso, purtroppo, consigliato da una parte di educatori: in che modo, a suo avviso, questi strumenti causano sofferenza fisica e psicologica?
1.
“Purtroppo, molti educatori utilizzano ancora metodi coercitivi, ignorando l’etologia, la natura e il benessere del cane. Il modo in cui questo “attrezzo di soffocamento” causa sofferenza è tremendo. Quando il cane tira o il proprietario applica una trazione, il collare si stringe attorno al collo dell’animale, esercitando una pressione diretta prima sulla pelle, poi sulla trachea e sull’esofago, situato accanto alla trachea, che subiscono lesioni da schiacciamento. La forza applicata, però, non si limita a questi, ma si ripercuote anche sui delicati vasi sanguigni e nervi del collo, interessando la funzionalità nervosa, spesso in maniera irreversibile. Stringendosi sempre di più, viene interessata anche la colonna vertebrale cervicale, già vulnerabile, rischiando lesioni che possono causare dolore cronico e limitazioni motorie. A livello psicologico, l’esperienza ripetuta di dolore e soffocamento genera paura e ansia nel cane, che associa il guinzaglio e le passeggiate a un evento negativo. Questo può tradursi in stress cronico, comportamenti di evitamento e, in alcuni casi, aggressività difensiva”.
Nella sua professione, ci può raccontare qualche caso emblematico in cui è dovuto intervenire per danni causati proprio dai collari a strozzo?
2.
“Durante i miei anni di attività, ho avuto modo di osservare numerosi casi di danni fisici causati dall’uso del collare a strozzo. Le lesioni riscontrate sono state molteplici, e la letteratura scientifica conferma ampiamente questi effetti negativi. Tuttavia, ciò che mi ha particolarmente colpito riguarda gli effetti di questo strumento sulla psiche e sulle relazioni all’interno del nucleo familiare. Ricordo vivamente il caso di una bambina di sette anni e del suo cane, un rapporto idilliaco che si è improvvisamente trasformato in timore e rifiuto. Il cane, un animale “affidabile”, aveva iniziato a ringhiare alla bambina, impedendole di avvicinarsi. Dopo un’attenta indagine, ho scoperto che il cane aveva associato il dolore causato dal collare a strozzo alla presenza della bambina, poiché l’uso di questo strumento avveniva spesso in sua presenza. Il cane, per anticipare e prevenire il dolore, aveva iniziato a evitare la bambina, alterando profondamente la loro relazione. Questo episodio mi ha dimostrato come l’uso del collare a strozzo possa avere ripercussioni ben oltre il danno fisico, influenzando negativamente le dinamiche familiari e minando la fiducia tra animali e persone”.
Andando a influire sul collo e, dunque, sulla postura, possiamo dire che influiscono negativamente anche nella comunicazione intraspecifica?
3.
“La postura e i movimenti del corpo sono elementi fondamentali nel linguaggio dei cani, e l’uso del collare a strozzo può alterare profondamente questo sistema di comunicazione. Immaginiamo un cane che, a causa delle continue trazioni e del dolore, è costretto a mantenere una postura innaturale, rigida o sottomessa anche quando non lo desidera. Questo cane non sarà in grado di esprimere correttamente i segnali di calma, di gioco o di avvertimento, creando incomprensioni e potenziali conflitti con i suoi simili. Allo stesso modo, i movimenti del collo e della testa, essenziali per indicare intenzioni e stati d’animo, vengono limitati o distorti, rendendo difficile per il cane comunicare chiaramente. Inoltre, un cane stressato può fraintendere le intenzioni di un altro cane, reagendo in modo eccessivo o inappropriato. Infine, anche i segnali di pacificazione, che servono a disinnescare situazioni potenzialmente tese, invece di poter comunicare “non voglio problemi”, potrebbero far insorgere incomprensioni, ostacolando la comunicazione naturale e armoniosa tra i cani”.
Molti educatori li consigliano perché ritengono che siano l’unico modo per insegnare al cane a non tirare: cosa risponderebbe loro a riguardo?
4.
“Non entro nelle varie motivazioni che spingono le persone a usarli per risolvere problemi, perché è un discorso che andrebbe approfondito bene e necessiterebbe di più spazio. Comprendo la preoccupazione di chi fatica a gestire un cane che tira al guinzaglio, ma l’idea che il collare a strozzo sia l’unica soluzione è un mito dannoso, è un errore che ignora le evidenze scientifiche e il benessere animale. Vorrei ricordare che il collare a strozzo non insegna al cane a non tirare; lo costringe a evitare il dolore. Il cane impara ad associare la trazione al dolore, ma non comprende come comportarsi correttamente. Questo porta spesso a problemi comportamentali a lungo termine, come paura, ansia o aggressività. Sono convinto che dovremmo concentrarci sull’educazione dei conduttori e sull’utilizzo di metodi di addestramento alternativi e rispettosi del benessere animale”.
Qual è il consiglio che si sente di dare ai proprietari di cani che utilizzano questo strumento?
5.
“Il mio consiglio ai proprietari che utilizzano il collare a strozzo è semplice: smettete immediatamente. Informatevi sulle alternative disponibili, che rispettano il benessere del vostro cane. Comprendo che queste alternative richiedono un maggiore impegno e non offrono risultati immediati, ma sono indubbiamente più efficaci e durature nel tempo, garantendo una relazione sana e positiva con il vostro animale”.
Fabio Vergoni, veterinario: “Collare elettrico vietato, quello a strozzo no. Perché?”
“Entrambi si basano su stimoli dolorosi per 'educare' il cane e possono causare gravi danni fisici e psicologici”
15 Febbraio 2025 / Redazione
Caro Direttore,
Vi scrivo per portare all’attenzione una questione che ritengo cruciale per la tutela dei nostri amici a quattro zampe: l’uso dei collari a strozzo.
Come molti sapranno, il collare elettrico è stato vietato in quanto considerato una forma di maltrattamento. Tuttavia, il collare a strozzo, pur essendo uno strumento altrettanto controverso e potenzialmente dannoso, rimane in una zona grigia legislativa.
Mi chiedo come sia possibile che due strumenti che causano sofferenza fisica e psicologica simile vengano trattati in modo così diverso dalla legge. Entrambi si basano sulla somministrazione di stimoli dolorosi per “educare” il cane, ma mentre uno è vietato, l’altro è ancora permesso, seppur con alcune limitazioni.
Ritengo che sia fondamentale fare chiarezza su questo punto. La legge dovrebbe tutelare il benessere degli animali in modo chiaro e inequivocabile, senza lasciare spazio a interpretazioni ambigue.
Vede, Direttore, spero che questa lacuna legislativa venga colmata rapidamente mediante provvedimenti adeguati per proteggere i nostri cani da strumenti che possono causare loro gravi danni fisici e psicologici.
Confido nella vostra sensibilità e nel vostro impegno nel dare voce a questa importante battaglia per i diritti degli animali.
Cordiali saluti,
Dott. Fabio Vergoni Medico Veterinario Comportamentalista
I cani meritano rispetto non maltrattamenti: le riflessioni del Medico veterinario Fabio Vergoni
“Il guinzaglio deve condurre il cane, non esercitare forza”. I consigli dell’esperto
Riceviamo e pubblichiamo da Fabio Vergoni, Medico veterinario comportamentalista e lettore di altarimini.it
Il guinzaglio dovrebbe avere una sola funzione: condurre il cane, non contenerlo o esercitare forza su di lui. Purtroppo, molti addestratori ancora oggi sostengono l’uso di collari a strozzo o metodi coercitivi, convinti che i cani debbano essere dominati attraverso la paura e la forza. Questo approccio, oltre a essere una forma di maltrattamento, spesso peggiora la situazione: il cane, nel tentativo di sfuggire al dolore provocato dal collare, potrebbe tirare ancora di più.
Non dimentichiamoci che il collare a strozzo non educa, ma reprime. Spesso il problema comportamentale non si risolve, ma viene solo deviato, causando ulteriori danni psicologici e fisici al nostro amico a quattro zampe.
E le pettorine? Anche qui bisogna fare attenzione: se il guinzaglio è fissato al dorso, il cane può sfruttare tutta la forza delle sue spalle per tirare, rendendo la passeggiata faticosa per entrambi.
La soluzione? Educazione e rispetto.
La chiave per una passeggiata serena è lavorare sulla relazione con il nostro cane, non sulla coercizione. Il cane dovrebbe imparare a starci accanto non per paura, ma perché trova piacere e interesse nello stare con noi. Diventiamo più interessanti di qualsiasi albero o odore che lo attragga! In questo modo, il guinzaglio diventa un “volante gentile”, uno strumento di connessione e non di forza.
Se un cane ha comportamenti problematici, esistono metodi riabilitativi che rispettano la sua natura. Approcci gentili e cognitivi, con strumenti che non provocano dolore, permettono di educare il cane in modo efficace e duraturo. Ad esempio, collari che circondano il muso possono funzionare come un “servosterzo”, utilizzando la punizione negativa (togliendo un premio) anziché infliggere sofferenza.
Ecco alcuni consigli pratici per educare il cane al guinzaglio:
Non tenere il guinzaglio teso. Se il conduttore tira, il cane risponderà tirando a sua volta. Impariamo a mantenere il guinzaglio morbido e rilassato.
Scegli il guinzaglio giusto. Preferisci un guinzaglio in pelle, lungo circa 1,5 metri, che permetta libertà di movimento ma senza perdere il controllo.
Premi il comportamento corretto. Il cane va premiato solo quando cammina al nostro fianco, nel momento esatto in cui lo fa. I premi devono essere usati con precisione e non come semplice abitudine.
Pazienza e coerenza. L’educazione al guinzaglio richiede tempo, ma i risultati saranno duraturi e basati su un legame profondo con il cane, non sulla paura.
Evitiamo le scorciatoie a danno dei nostri amici a quattro zampe. La vera educazione è un atto di amore e rispetto, e i nostri cani meritano solo il meglio.
Fabio Vergoni
Medico veterinario comportamentalista
15 Febbraio 2025
Rimininews24.it
“Vi scrivo per portare all’attenzione una questione che ritengo cruciale per la tutela dei nostri amici a quattro zampe: l’uso dei collari a strozzo”, scrive Fabio Vergoni, Medico Veterinario Comportamentalista.
“Come molti sapranno, il collare elettrico è stato vietato in quanto considerato una forma di maltrattamento. Tuttavia, il collare a strozzo, pur essendo uno strumento altrettanto controverso e potenzialmente dannoso, rimane in una zona grigia legislativa.
Mi chiedo come sia possibile che due strumenti che causano sofferenza fisica e psicologica simile vengano trattati in modo così diverso dalla legge. Entrambi si basano sulla somministrazione di stimoli dolorosi per “educare” il cane, ma mentre uno è vietato, l’altro è ancora permesso, seppur con alcune limitazioni.
Ritengo che sia fondamentale fare chiarezza su questo punto. La legge dovrebbe tutelare il benessere degli animali in modo chiaro e inequivocabile, senza lasciare spazio a interpretazioni ambigue.
Spero che questa lacuna legislativa venga colmata rapidamente mediante provvedimenti adeguati per proteggere i nostri cani da strumenti che possono causare loro gravi danni fisici e psicologici”.
Sono lieto di annunciare che il disegno di legge che ho redatto per porre fine a una grave situazione di maltrattamento, riguardante l'abolizione di tutti i metodi coercitivi nei confronti dei nostri animali d'affezione, ha finalmente raggiunto il Senato per la discussione.
Questo traguardo è stato possibile solo grazie all'interesse e all'impegno della Senatrice Spinelli. Senza il suo fondamentale supporto, non sarebbe stato possibile arrivare a questo punto cruciale.
Desidero ringraziare la Senatrice Spinelli per aver dimostrato una sensibilità e un'attenzione straordinarie verso la tutela dei diritti dei nostri amici a quattro zampe, facendosi portavoce di questa importante battaglia. Il suo tentativo di cambiare questa situazione è un gesto ammirevole che ci dà speranza.
Senato della Repubblica XIX LEGISL ATURA
ONOREVOLI SENATORI. – Se dal punto di vi- sta amministrativo l’acquisto e il possesso di un collare a strozzo, elettrico o di altri stru- menti in grado di provocare dolore all’ani- male, in Italia, non rappresentino un reato, l’articolo 544-ter del codice penale prevede che « Chiunque, per crudeltà o senza neces- sità, cagiona una lesione ad un animale ov- vero lo sottopone a sevizie o a comporta- menti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro ».
Studi scientifici evidenziano i rischi asso- ciati all’uso dei collari a strozzo sui cani, gli effetti dannosi sulla loro salute fisica e le implicazioni negative sul loro benessere mentale. I collari a strozzo, progettati per esercitare pressione sul collo dell’animale come metodo di controllo, e quelli elettrici, si basano su meccanismi di correzione che comportano disagio e, in molti casi, dolore. Queste pratiche di addestramento si sono di- mostrate lesive per gli animali e inefficaci nel lungo periodo.
Le principali criticità legate all’uso di questi collari riguardano:
i danni fisici: possono causare lesioni gravi alla trachea, al collo, ai nervi cervicali e anche alla colonna vertebrale dei cani. Inoltre, pressioni improvvise e intense pos- sono portare a problemi respiratori, edema e danni vascolari, aumentando il rischio di complicazioni a lungo termine;
gli effetti comportamentali negativi che possono causare: un aumento di stress, paura e ansia nei cani, con un conseguente peggioramento della loro capacità di appren- dimento e un potenziale incremento di comportamenti aggressivi o di evitamento; le conseguenze negative sul benessere generale: l’utilizzo di strumenti coercitivi compromette la relazione tra cane ed essere umano e determina un serio impedimento alla costruzione di un rapporto basato sulla fiducia e sulla comunicazione empatica.
I risultati scientifici hanno portato a un consenso crescente tra veterinari, esperti comportamentali e associazioni di tutela de- gli animali a utilizzare metodi di addestra- mento alternativi più sicuri e rispettosi del benessere animale, come l’uso di pettorine e l’adozione di approcci basati sul rinforzo positivo e la punizione negativa.
Il primo tentativo di regolamentare l’uso di questi dispositivi è rinvenibile nell’ordi- nanza del Ministero della salute del 5 luglio 2005 (Ministro Storace), recante il divieto dell’uso del collare elettrico e di altri analo- ghi strumenti sui cani. L’ordinanza stabiliva che l’uso di tali strumenti fosse lesivo del- l’integrità e della salute del cane e punibile ai sensi dell’articolo 727 del codice penale, che sanziona il maltrattamento degli animali (l’uso del collare elettrico e di altro analogo strumento, che provoca effetti di dolore sui cani, nella fase di addestramento e in ogni altra fase del rapporto uomo-cane rientra nella disciplina sanzionatoria prevista dal- l’articolo 727, secondo comma, del codice penale, così come introdotto dall’articolo 1, comma 3, della legge 20 luglio 2004,
n. 189). L’ordinanza fu però annullata dal TAR del Lazio a seguito di ricorso di un’a- zienda produttrice (sentenza n. 8614 del 2006).
Successive ordinanze cercarono di ripristi- nare il divieto in modo indiretto:l’ordinanza del 12 dicembre 2006 (Tu- tela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani), pubblicata nella Gazzetta Uf- ficiale n. 10 del 13 gennaio 2007, che nella premessa all’articolato, come motivazione della stessa, precisava: « Considerato che l’uso di collari elettrici o altri congegni atti a determinare scosse o impulsi elettrici sui cani procura paura e sofferenza e può pro- vocare reazioni di aggressività da parte degli animali stessi, l’impiego di tali strumenti si configura come maltrattamento e chiunque li utilizzi è perseguibile ai sensi della legge 20 luglio 2004, n. 189 »;l’ordinanza del 14 gennaio 2008 (Tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
n. 23 del 28 gennaio 2008, che riprendeva nella premessa dell’articolato la valutazione già espressa: « alla luce della moderna lette- ratura scientifica in materia, l’uso di stru- menti che determinano scosse o impulsi elettrici sui cani può provocare paura e sof- ferenza tali da produrre reazioni di aggressi- vità da parte degli animali stessi ».
La giurisprudenza ha avuto un ruolo cru- ciale nel definire il maltrattamento correlato all’uso di collari elettrici:
la sentenza n. 15061 del 2007 – Cassa- zione penale, sezione III, che ha stabilito che « l’abuso nell’uso del collare coercitivo di tipo elettrico “anti abbaio” integra il reato di maltrattamento di animali, di cui all’arti- colo 544-ter del codice penale, atteso che ogni comportamento produttivo nell’animale di sofferenze che non trovino adeguata giu-stificazione costituisce incrudelimento rile- vante ai fini della configurabilità del citato delitto contro il sentimento per gli animali »;
la sentenza n. 43230 del 2002 – Cassa- zione penale, sezione III, che ha stabilito che « Costituisce incrudelimento senza ne- cessità nei confronti di animali, suscettibile di dare luogo al reato di cui all’articolo 727 del codice penale, ogni comportamento pro- duttivo nell’animale di sofferenze che non trovino giustificazione nell’insuperabile esi- genza di tutela, non altrimenti realizzabile, di valori giuridicamente apprezzabili (ancor- ché non limitati a quelli primari cui si rife- risce l’articolo 54 del codice penale), rima- nendo quindi esclusa detta giustificazione quando si tratti soltanto della convenienza ed opportunità di reprimere comportamenti eventualmente molesti dell’animale che pos- sano trovare adeguata correzione in tratta- menti educativi etologicamente informati e quindi privi di ogni forma di violenza o ac- canimento ».
Il presente disegno di legge è finalizzato a concretizzare il divieto vietando espressa- mente l’importazione, la vendita, l’utilizzo o la cessione dei collari a strozzo e dei collari elettrici su tutto il territorio nazionale. Al contempo si prevede l’istituzione di un Co- mitato etico nazionale per il benessere ani- male al quale spetta il compito di indicare attraverso apposite linee guida quali disposi- tivi e metodi da utilizzarsi nell’addestra- mento degli animali.
DISEGNO DI LEGGE
Art. 1.
1. Dopo l’articolo 2 della legge 20 luglio 2004, n. 189, è inserito il seguente:
« Art. 2-bis. (Disposizioni in materia di divieto di importazione, vendita, utilizzo e cessione a qualunque titolo di collari a strozzo e di collari elettrici) - 1. Al fine di promuovere l’adozione per gli animali di pratiche di addestramento etiche basate su metodi non coercitivi, non violenti, non punitivi, di incentivare la diffusione di strumenti alternativi di conduzione che rispettino l’anatomia e il benessere psicofisico degli stessi e di scoraggiare una loro sottomissione attraverso il dolore e la paura, è vietato nel territorio nazionale importare, vendere, utilizzare, cedere o detenere, a qualunque titolo, collari a strozzo o elettrici per animali. Il divieto si applica anche al commercio e alla vendita effettuato attra- verso la rete internet.
2. Al fine di dare piena attuazione a quanto previsto dal comma 1, presso il Ministero della salute, è istituito un Comitato etico nazionale per il benessere animale con il compito di predisporre delle linee guida. Il Comitato dura in carica un anno dalla data della sua costituzione. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro della salute, con proprio decreto, determina il numero dei componenti del Comitato e i soggetti che lo compongono, nonché provvede al suo fun- zionamento con le risorse umane, strumen- tali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Il Ministro può, con successivo decreto, disporre deroghe sulla durata del Comitato, qualora ravvisi la necessità che le linee guida siano aggiornate con i progressi scientifici e le migliori pratiche per il benes- sere animale.
3. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque viola il divieto di cui al comma 1 e quanto disposto dalle linee guida adottate ai sensi del comma 2 è punito con la san- zione amministrativa pecuniaria da euro
1.000 a euro 5.000. In caso di ciascuna ul- teriore violazione del divieto la sanzione è raddoppiata. Qualora la violazione sia com- messa nell’esercizio dell’attività di impresa, alla sanzione consegue la sospensione della licenza dell’attività da sei mesi a due anni.
4. Spetta alla polizia municipale, all’Arma dei carabinieri, alla polizia di Stato e al Corpo della Guardia di finanza verificare il rispetto di quanto previsto dal presente articolo ».
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
L'addestramento canino ha visto un netto passaggio dai metodi coercitivi a quelli basati sul rinforzo positivo. I metodi coercitivi, che usano la paura o il disagio (come strattoni, collari a strozzo o elettrici), mirano a sopprimere i comportamenti indesiderati tramite la punizione. Questo approccio, tuttavia, può danneggiare la relazione tra cane e conduttore, aumentare lo stress e l'ansia nell'animale, e non risolve la causa del comportamento, ma lo nasconde soltanto.
Al contrario, l'addestramento basato sul rinforzo positivo premia i comportamenti desiderati con cibo, giochi o lodi, rendendo l'apprendimento un'esperienza gratificante. Questo non solo crea un legame di fiducia e rispetto, ma favorisce anche un apprendimento più duraturo e consapevole. La scienza conferma che i metodi positivi migliorano il benessere psicofisico del cane, riducendo l'aggressività da paura e promuovendo un animale più equilibrato e sicuro di sé. In sintesi, è fondamentale scegliere un approccio che rispetti l'animale e promuova una relazione sana.
I metodi coercitivi sono ancora usati e questo per i cani e la loro salute fisica e psichica è solo sofferenza, però ora c'è una buona notizia! Si può insegnare senza maltrattare il cane! Senza strozzarlo, infilzarlo e elettrificarlo! i cani ringraziano!
Nonostante la sua diffusione e la percezione, purtroppo ancora comune, che sia uno strumento innocuo o addirittura necessario per l'addestramento, il collare a strozzo (o a strangolo) rappresenta una vera e propria forma di maltrattamento. Lungi dall'essere un ausilio educativo, questo dispositivo agisce sul principio della paura e del dolore, minando alla base la relazione di fiducia tra cane e conduttore e causando danni fisici e psicologici significativi.
L'uso del collare a strozzo si basa sulla pressione e sulla costrizione sul collo del cane ogni volta che tira o esegue un comportamento indesiderato. Questa tecnica punitiva non insegna al cane il comportamento corretto, ma lo inibisce attraverso il disagio o il dolore. Le conseguenze sono spesso immediate e visibili: il cane smette di tirare perché avverte una compressione dolorosa sulla trachea, sull'esofago e sui vasi sanguigni, rischiando lesioni gravi come danni alla tiroide, problemi respiratori, lesioni cervicali e persino svenimenti.
Oltre ai danni fisici, l'impatto psicologico è devastante. Il cane impara a temere il guinzaglio e il conduttore, associando il disagio alla loro presenza. Questo genera ansia, stress e sfiducia, compromettendo la sua capacità di apprendere serenamente e di sviluppare un comportamento equilibrato. Un animale costantemente sotto minaccia può diventare apatico, reattivo o addirittura aggressivo per difesa, in un circolo vizioso che si autoalimenta.
Molte normative regionali in Italia stanno già vietando l'uso di questi strumenti, e la scienza etologica moderna è concorde nel condannarli. È fondamentale promuovere una cultura cinofila basata sul rispetto, l'empatia e l'addestramento positivo, abbandonando definitivamente pratiche coercitive che non solo sono inefficaci a lungo termine, ma configurano un abuso del nostro potere sugli animali indifesi.
La Mia Posizione contro il Maltrattamento Animale
Sono arrivato su TikTok con un obiettivo ben preciso: contrastare chi maltratta gli animali e, ancor peggio, tenta di convincere altri a perpetrare abusi sui propri cani. È per me incomprensibile come si possa permettere a individui del genere di agire impunemente. Personalmente, se assistessi a un simile maltrattamento, non solo abbandonerei immediatamente quel contesto, ma procederei senza esitazione a una denuncia.
È proprio a seguito di questa mia missione che ho deciso di trascrivere un video, uno dei tanti pubblicati da uno di questi pseudo-addestratori. Dopo i miei continui messaggi che evidenziavano le sue lampanti contraddizioni – messaggi a cui non riusciva a replicare se non con offese, come fanno tutti coloro che sono a corto di argomentazioni – quest'individuo ha tentato di convincermi, a parole e mostrando il suo cane, che il collare a strozzo fosse "una cosa bella". Il paradosso è che il suo stesso cane era un vero e proprio trattato vivente di segnali di calma e stress, palesando il disagio causato dallo strumento.
È con questa ferma convinzione che intendo ora analizzare e contestare punto per punto le affermazioni relative all'uso del collare a scorrimento, uno strumento che, come vedremo, è spesso associato a pratiche coercitive e dannose.
TRASCRIZIONE DEL VIDEO:
Siamo qui con Cesare, vai Cesare, vai amore, vai Ciao Dio è stato bello praticamente oggi parliamo del collare a scorrimento, il collare a scorrimento è uno strumento che nasce per tutelare i nostri amici a quattro zampe. Andiamo oggi a spiegare un po' di concetti a tutte quelle persone che magari non hanno avuto modo di vedere tutti i video che abbiamo fatto in questi anni, perché ne abbiamo fatti tanti. Poi a volte consideriamo che tutti li hanno visti, ma ovviamente non è possibile. Il collare a scorrimento è una normale catena che attraverso questo tipo di manovra diventa. Una collana. Questa collana scorre in questo modo, cesi, vieni amore, punto, bravo, andiamo a posizionare lo colonnino il più di cesere sto bene amore papponi vai, amore, vai, vai. Primo aspetto che porta il collare a scorrimento ad essere lo strumento che io prediligo è che tutti gli addestratori, gli esperti cinofili mondo, prediligono per un motivo ben preciso. Prima di tutto il collare a scorrimento è uno strumento antifuga, è lo strumento antifuga per antonomasia, è lo strumento che consente al nostro cane di essere tutelato all'interno del contesto urbano. Nel momento in cui un cane potrebbe andare a dirottarsi verso un'altro cane, oppure potrebbe succedere ad esempio che arrivano dei bambini, lanciano dei petardi. Un cane si può spaventare anche per la presenza di una moto, la presenza di un'auto questo potrebbe indurlo a cercare di scappare. Quando un cane scappa, sapete meglio di me che è difficilissimo ritrovarlo, può arrivare a correre anche per chilometri e chilometri e chilometri fino a morire. Addirittura questo strumento invece ci consente di contenerlo, di tutelarlo attraverso. Appunto il fatto che vada a chiudersi in questo modo e blocchi il cane. La presa che fa il collare a scorrimento è una presa simile a quella che viene messa in atto da un cane nei confronti dell'altro cane. Quindi c'è un blocco proprio su questa zona, la zona interessata alla comunicazione fra canidi. Secondo passaggio, il collare a scorrimento. Vieni amore, vieni. Rivediamo ai signori che ci seguono. Il collare a scorrimento è lo strumento che quando andiamo in passeggiata con il nostro amico a quattro zampe, essendo quello che può essere lasciato più largo perché un collare fisso deve essere stretto no? Per essere più sicura, una pettorina idem dà la maggiore sensazione di libertà al nostro amico a quattro zampe. Il terzo aspetto è legato al fatto che, a differenza della pettorina, il collare a scorrimento va a premere. Sulla zona più forte del corpo del cane, ovvero il collo che è avvolto da 7 fasce muscolari. Ovviamente non confondiamo il collo dell'essere umano con il collo del cane. Il cane è in grado di aggrapparsi a un ramo e rimanere lì magari per le 20:30, in grado di sollevare grazie al suo collo un ramo che pesa a volte quanto lui e l'avete visto più e più volte in grado di andare addosso a una preda che è più pesante di lui. Aggrapparsi. Grazie. Alla sua struttura muscolo scheletrica di riuscire ad addentarlo e ad avere anche la meglio su di lui. Ora è il quarto aspetto, il collare a scorrimento ci permette, attraverso la presenza di un suono, questo suono. Vedete, io non ho bisogno di dare la strattonata a Cesare. Eh no, a me basta far scorrere per questo si scorrimento chiama e sono gli incompetenti. Lo chiamano a Strangolo OA Strozzo, vedete? Il cane viene verso di me, sono qua, il mio cane, avanti. Faccio questo, guardate, guardate, guardate perché il suono che emette lo scorrere degli anelli porta il cane a percepire qual è la mia richiesta nei suoi confronti. Questo fa sì che attraverso il lavoro che impostiamo per dire qui a scuola per cani e che impostano in tantissimi campi. Nel mondo lavoriamo su quattro canali, il primo canale del suono, cioè dell'utilizzo del verbale, il secondo canale è quello visivo. Andiamo a dare una direttiva anche dal punto di vista visivo. Il terzo è il suono dello scorrere del collare, il quarto è la vibrazione dello scorrere del collare. Quindi lavoriamo sempre su quattro canali. Se io faccio questo e non dirò nulla, guardate. Qui mi basterà fare questo senza dare una direttiva verbale? Perdere una risposta al mio amico quattro zampe. Se io sono qua e faccio questo, vedete che il mio cane va lì? Successivamente il mio cane va a terra. Adesso il mio cane è lì, vedete che io posso lavorare anche senza dare alcun tipo di direttiva verbale? Il collare a scorrimento? Chi non lo sa utilizzare pensa che mi serva dare il trattonate. Ho il cane davanti a me, questo faccio. Guardate, chiaro? Abbiamo parlato di quattro aspetti fino adesso, ora ce n'è un quinto è legato al fatto che nel momento in cui un cane per strada o all'interno di un contesto abitativo andasse impresa su un'altro cane. O su una persona, su un bambino, attraverso l'utilizzo del collare a scorrimento noi avremmo la possibilità di fargli staccare la presa e il collare a scorrimento a me ha salvato un dito e ha salvato anche una vita. Una volta con un rodesiano che si mi si è lanciato addosso attraverso il collare esperimento ho avuto la possibilità di. Dirottarlo d'altra parte, in un'altra occasione invece, perché un maremmano è riuscito a prendermi il mignolo e me lo stava staccando attraverso un'attrazione io ho potuto staccare questo cane e collare a scorrimento è l'unico strumento che ci permette realmente e permette a tante persone, anche senza una particolare preparazione, di riuscire a staccare un cane che è impresa su un bambino, su una persona o su un'altro cane, diventa un dispositivo di tutela dell'incolumità pubblica. Diciamoglielo che non capiscono, sono ignoranti, sono ignoranti. Sappiate che sul collare a scorrimento sono state dette tante bugie. Questo strumento ci ha salvato la vita. È vero amore? Questo strumento ci ha salvato la vita sia a me ma anche a lui.
La Mia Posizione contro il Maltrattamento Animale
Sono arrivato su TikTok con un obiettivo ben preciso: contrastare chi maltratta gli animali e, ancor peggio, tenta di convincere altri a perpetrare abusi sui propri cani. È per me incomprensibile come si possa permettere a individui del genere di agire impunemente. Personalmente, se assistessi a un simile maltrattamento, non solo abbandonerei immediatamente quel contesto, ma procederei senza esitazione a una denuncia.
È proprio a seguito di questa mia missione che ho deciso di trascrivere un video, uno dei tanti pubblicati da uno di questi pseudo-addestratori. Dopo i miei continui messaggi che evidenziavano le sue lampanti contraddizioni – messaggi a cui non riusciva a replicare se non con offese, come fanno tutti coloro che sono a corto di argomentazioni – quest'individuo ha tentato di convincermi, a parole e mostrando il suo cane, che il collare a strozzo fosse "una cosa bella". Il paradosso è che il suo stesso cane era un vero e proprio trattato vivente di segnali di calma e stress, palesando il disagio causato dallo strumento.
È con questa ferma convinzione che intendo ora analizzare e contestare punto per punto le affermazioni relative all'uso del collare a scorrimento, uno strumento che, come vedremo, è spesso associato a pratiche coercitive e dannose.
Contro-argomentazioni sul Collare a Scorrimento
Le affermazioni relative al collare a scorrimento meritano un'analisi critica, specialmente alla luce delle moderne conoscenze in etologia e benessere animale. Di seguito, punto per punto, le mie contestazioni.
1. Il Collare a Scorrimento come Strumento "Antifuga" e "Di Tutela"
L'affermazione che il collare a scorrimento sia uno strumento "antifuga per antonomasia" e di tutela nel contesto urbano è fuorviante. Sebbene la sua chiusura possa temporaneamente bloccare un cane, questa azione si basa sull'applicazione di pressione e, potenzialmente, dolore al collo.
Non è una collana, ma un cappio: È fondamentale chiarire che il collare a scorrimento non è una semplice collana. È un cappio in metallo che, come tutti i cappi usati per l'impiccagione, stringe progressivamente.
Rischio di danni fisici: Il collo del cane, pur essendo muscoloso, è estremamente delicato. Ospita la trachea, la tiroide, l'esofago, vasi sanguigni importanti e terminazioni nervose. La pressione improvvisa o costante può causare danni tracheali, lesioni cervicali, problemi tiroidei e oculari, specialmente in razze brachicefale o cani con patologie preesistenti. La "presa simile a quella tra canidi" descritta non è un meccanismo naturale di contenimento positivo, ma un'azione di sopraffazione che può generare stress e reazioni avverse.
Aumento dell'ansia e della reattività: Utilizzare uno strumento che provoca disagio in situazioni di stress (come la presenza di altri cani, rumori forti o bambini) può aumentare l'associazione negativa con tali stimoli, rendendo il cane più ansioso, reattivo o addirittura aggressivo in futuro, anziché tutelarlo. Un cane spaventato o reattivo che subisce uno "strattone" o una chiusura brusca può imparare a temere la situazione, non a gestirla.
Alternative più sicure: Esistono strumenti di contenzione come le pettorine ad H o ergonomiche che distribuiscono la pressione sul torace, evitando il collo e offrendo maggiore sicurezza e comfort, pur garantendo il controllo del cane. Sono queste le vere alternative "antifuga" che tutelano l'integrità fisica e psicologica del cane.
2. La "Maggiore Sensazione di Libertà" e la Larghezza del Collare
L'idea che un collare a scorrimento possa essere lasciato "più largo" e dia una maggiore sensazione di libertà è contraddittoria e pericolosa.
Inefficacia o pericolo: Se lasciato "più largo", il collare a scorrimento perde la sua presunta efficacia "antifuga" e il cane potrebbe sfilarselo facilmente. Se invece viene utilizzato per il controllo, deve stringere, negando qualsiasi sensazione di libertà e, al contrario, provocando costrizione.
Compromesso con il benessere: La vera libertà si ottiene attraverso la comunicazione e la relazione basata sulla fiducia, non con uno strumento che, per funzionare, deve stringere e limitare. Un cane che si sente libero è un cane che cammina al guinzaglio rilassato e che è motivato a stare vicino al proprietario, non costretto.
3. La Pressione sulla "Zona Più Forte" del Corpo del Cane (il Collo)
Affermare che il collo sia la "zona più forte" del cane su cui premere è una semplificazione eccessiva e non tiene conto della complessità anatomica e funzionale.
Differenze anatomiche e funzionali: Se è vero che il collo del cane è muscoloso e permette azioni potenti (come portare rami o catturare prede), è altrettanto vero che queste azioni sono naturali e controllate dal cane stesso. L'applicazione di una forza esterna, come quella di un collare a scorrimento che si chiude, è completamente diversa. Le fasce muscolari non proteggono da lesioni interne o nervose quando la pressione è applicata in modo errato o eccessivo. Il paragone con l'essere umano è fuori luogo, ma anche all'interno della specie canina, la fragilità delle strutture interne del collo non può essere ignorata.
Stress sul sistema nervoso e scheletrico: La pressione sul collo può influire negativamente sulla colonna vertebrale cervicale e sui nervi che passano attraverso questa zona, con possibili conseguenze neurologiche a lungo termine.
4. Il Collare a Scorrimento e i "Quattro Canali" di Comunicazione (Suono, Vibrazione, Visivo, Verbale)
L'utilizzo del "suono dello scorrere degli anelli" come forma di comunicazione è problematico e rischia di creare un'associazione negativa con il guinzaglio e con il proprietario stesso.
Aversione e non comprensione: Il cane non "percepisce la richiesta" attraverso il suono degli anelli, ma impara che quel suono (e la conseguente vibrazione/stretta) precede un disagio. La sua reazione di avvicinarsi non è segno di comprensione collaborativa, ma piuttosto di evitamento di una sensazione spiacevole.
Condizionamento aversivo prolungato: Se il cane arriva a fermarsi o a cambiare comportamento solo con il suono del collare, significa che prima è stato sottoposto a un condizionamento aversivo prolungato. Le reazioni desiderate sono state ottenute attraverso l'applicazione costante e spesso intensa di pressioni sul collo. Il suono diventa un mero segnale anticipatorio del disagio fisico che il cane ha imparato a evitare, non un mezzo di comunicazione positiva.
Compromissione della relazione: Basare la comunicazione su stimoli aversivi come il suono o la vibrazione del collare può danneggiare il rapporto di fiducia tra cane e proprietario. Il cane dovrebbe rispondere per motivazione positiva e non per paura di un fastidio.
Approccio olistico vs. stimolo aversivo: Mentre è corretto parlare di più canali comunicativi (verbale, visivo), l'integrazione di uno strumento che genera aversione snatura l'approccio educativo. Un'educazione basata sul rinforzo positivo e sulla comprensione dei bisogni del cane è infinitamente più efficace e rispettosa.
5. Il Collare a Scorrimento come "Dispositivo di Tutela dell'Incolumità Pubblica" per "Staccare" Cani in Presa
Affermare che il collare a scorrimento sia l'unico strumento efficace per staccare un cane in presa è un'affermazione pericolosa e potenzialmente fuorviante.
Rischio escalation: Tentare di staccare un cane in presa tirando il collare a scorrimento può aumentare l'aggressività del cane, rendendo la situazione ancora più pericolosa per la vittima e per chi interviene. Un cane in presa è in uno stato di altissima eccitazione e dolore, e un ulteriore stimolo doloroso può esacerbare la sua reazione.
Tecniche alternative e sicure: Esistono tecniche specifiche e professionali per la gestione di cani in presa che non coinvolgono strumenti aversivi. Queste tecniche si concentrano sulla riduzione della stimolazione e sull'uso di leve o distrazioni mirate, spesso richiedendo l'intervento di esperti.
Prevenzione, non solo intervento: La vera tutela dell'incolumità pubblica passa dalla prevenzione, ovvero da un'educazione del cane che ne favorisca l'equilibrio e la gestione della reattività, utilizzando strumenti appropriati e un addestramento etico fin dalle prime fasi di vita. Affidarsi a uno strumento coercitivo per gestire emergenze estreme è un approccio reattivo e non risolutivo.
Considerazioni finali sulle "Bugie"
L'affermazione che "sul collare a scorrimento sono state dette tante bugie" è stata proferita senza portare alcuna evidenza a supporto. Al contrario, le mie contestazioni si basano su argomentazioni scientifiche, principi etologici e considerazioni sul benessere animale ampiamente riconosciuti. L'onere della prova spetta a chi sostiene l'efficacia e l'innocuità di uno strumento, specialmente quando le sue modalità d'uso implicano un potenziale rischio per la salute e il comportamento del cane.
Intervista a Tempo Reale su Icaro Tv sull'abolozione di tutti i medici coercitivi